Pier Carlo Masini – Anarchici e Comunisti nel movimento dei consigli a Torino

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dal sito della FdCA
Nel movimento anarchico è conosciuto pochissimo l’apporto dato alle lotte e all’organizzazione operaia dagli anarchici torinesi e, in particolar modo, dagli operai anarchici Garino e Ferrero.

E non è esagerato affermare che questi compagni fanno parte, rappresentano forse la fase più matura – in termini di capacità di inserimento – raggiunta dal movimento anarchico in quel periodo.

Di questo se ne è accorto – a suo modo – anche uno storico come lo Spriano: “(…) con Garino e Ferrero – che saranno nel primo dopoguerra al centro del movimento dei consigli di fabbrica – l’anarchismo torinese si inserisce – pur senza radici solidissime – in un contesto proletario più maturo e moderno” (1).

Furono infatti Garino e Ferrero, ai tempi della nascita dell’USI, a sostenere all’interno del Gruppo Libertario Torinese (e in opposizione a Ilario Margarita, favorevole al nuovo sindacato) di rientrare nella FIOM e di operare al suo interno.

Durante i fatti dell’agosto 1917 (2), mentre i dirigenti socialisti sono in ferie, chi cerca di organizzare questa sommossa, nei limiti delle proprie forze, sono proprio gli anarchici: “Preziosa… è la testimonianza di ‘Stato Operaio’ secondo il quale, alla barriera Milano esiste un vero e proprio centro organizzatore della sommossa, diretta da un gruppo di anarchici” (3).

E’ alla barriera Milano che avvengono i maggiori scontri, ed è su progetto di un operaio anarchico che viene eretta una barricata in Viale Regina Margherita, che, a differenza delle altre, era talmente “consistente” da rimanere famosa. (4)

Dopo la 1a guerra mondiale, all’interno della FIOM si sviluppano due linee, apertamente contrapposte, una capeggiata “dall’intransigente operaio anarchico Garino” (Spriano) e l’altra dall’organizzatore riformista Colombino. Al movimento dei consigli di fabbrica gli anarchici torinesi parteciparono sia in termini di elaborazione teorica (5) che di applicazione pratica. I compagni torinesi sostennero la validità del consiglio di fabbrica al congresso nazionale dell’USI, che si tenne a Roma nel 1919 e al congresso nazionale dell’Unione Anarchica Italiana, tenuto dall’1 al 4 luglio 1920. La relazione venne presentata da Garino.

Un altro importante documento che risente del contributo degli anarchici è il manifesto lanciato sull'”Ordine Nuovo” del 27 marzo1920 agli operai e ai contadini d’Italia per un congresso nazionale dei consigli, sottoscritto dalla redazione del giornale, dal C.E. della sezione socialista di Torino, dal comitato di studio dei consigli di fabbrica torinesi e dal Gruppo Libertario Torinese (6).

Durante il movimento dei consigli, segretario della FIOM torinese è l’operaio anarchico Ferrero, e Garino ne è uno dei massimi dirigenti. Indicativo del peso politico raggiunto da questi compagni è un fatto successo durante questo movimento. Durante un comizio operaio, Garino venne arrestato mentre parlava, e portato in questura; dovettero rilasciarlo poco dopo, perché gli operai si rifiutarono di rientrare in fabbrica finché non fosse stato liberato. (7)

Dopo il movimento dei consigli, il fascismo. Ferrero viene ucciso durante le stragi di Torino del ’22 e trascinato per la città legato per i piedi a un autocarro guidato dai fascisti della squadre di Brandimarte.
Da lui prenderà nome la formazione partigiana anarchica operante alla FIAT-ferriere: il 33° Btg. S.A.P. “P. Ferrero”.

Garino, all’avvento del fascismo, si rifiuta di fuggire all’estero, affrontando persecuzioni e arresti. Nel 1943 si occupa della ricostruzione del movimento anarchico e partecipa attivamente alla Resistenza.

Nel dopoguerra diventa segretario provinciale dell’ANPPIA, l’associazione dei perseguitati politici antifascisti, fino alla sua morte avvenuta pochissimi anni fa.

E, in conclusione, è quanto meno strano che la storiografia anarchica, così impegnata a tracciare profili di personaggi tanto insignificanti quanto squallidi, si è dimenticata di due compagni anarchici che tanto hanno dato.

E’ questa necessità di conoscenza non viene certo soddisfatta da queste brevissime note; ed è importante oggi riscoprire questi aspetti della nostra storia, che dimostrano più di ogni altra cosa l’aspetto propositivo e costruttivo del comunismo anarchico.

NOTE:
(1) P. Spriano Storia di Torino operaia e socialista, Einaudi
(2) Da una iniziale protesta delle donne torinesi contro la mancanza di pane, nacque una sommossa contro la guerra durata tre giorni
(3) Spriano, op. cit.
(4) Furono abbattuti tutti gli alberi del viale, accatastati e legati alle carrozze di treno di una linea ferroviaria situata nelle vicinanze. Alla barricata venne poi data la corrente elettrica attraverso fili scoperti
(5) Vedi P. C. Masini, Anarchici e comunisti nel movimento dei consigli di fabbrica a Torino, Torino 1951
(6) Il testo della relazione di Garino e il manifesto dell’Ordine Nuovo sono in P.C. Masini, op. cit.
(7) Vedi la testimonianza di Garino su “Gramsci vivo”, Feltrinelli, Milano.
(tratto da “Crescita Politica” n°4, Foggia, maggio 1979, notiziario di crescita politica a cura dell’Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica)

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