Emile Zola – Germinal

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Recensione
“Germinal” è probabilmente il capolavoro di Emile Zola. Prendendo spunto da un fatto realmente accaduto (le proteste operaie nella Loira e nell’Aveyron), Zola dà vita a questo romanzo, facente parte del ciclo dei Rougon-Macquart, probabilmente il più epico dei suoi romanzi e un esempio di come la rivoluzione industriale abbia influito sulla popolazione e di come quest’ultima abbia vissuto le prime fasi di questo processo.

L’autore sviluppa la storia attorno a uno dei figli di Gervaise Macquart (protagonista dell’Assomoir), Etienne, fratellastro di Nanà. Licenziato dal suo vecchio lavoro, si sposta verso Nord, portando seco le sue idee di migliorare il mondo dalle ingiustizie sociali e trovando lavoro nelle miniere di Montsou. Qui conosce una famiglia di minatori e si innamora della figlia. La storia verte attorno alle vicende della famiglia e di Etienne e alle condizioni di povertà in cui è costretta a vivere la maggior parte della popolazione del paese, tutta in un modo o nell’altro legata e collegata alla miniera.

Alcune descrizioni sono davvero interessanti: quella dello sciopero fallito per esempio, o quella minuziosa della miniera, o ancora quella delle abitazioni di questa povera gente. Davvero “alto” da un punto di vista narrativo il finale che, in un crescendo, lascia quasi col fiato sospeso raggiungendo l’apice nell’amore trovato. (Si tenga presente che, come suo costume, Zola si documenta a fondo prima della stesura di un suo romanzo. Infatti nei primi mesi del 1884 lo scrittore si reca a Denain, nella Francia del Nord, visita le abitazioni dei minatori, le taverne e gli altri luoghi di ritrovo, scende nei pozzi minerari, constatando di persona le pesantissime condizioni di lavoro di quanti lavoravano all’estrazione del carbone.)

La storia è raccontata con lucidità e distacco, tipici del Naturalismo, di cui Zola ne è il massimo esponente. L’autore non prende posizione ma si limita a raccontare le vicende nel modo esatto in cui avvengono, come se fosse un giornalista che sta descrivendo una storia. Lascia così al lettore farsi un’idea della situazione, farsi coinvolgere, prendere le parti dell’uno o dell’altro. Perché anche se la descrizione è “senza pathos” questo non vuol dire che non sia coinvolgente o che non susciti delle emozioni nel lettore, anzi di reazioni ne suscita e queste dovrebbero, teoricamente, essere pure in quanto non influenzate da un tipo di interpretazione o taglio che l’autore tende sempre a dare.

In questo romanzo, inoltre, forse più che in altri, il naturalismo di Zola è evidente, non solo per il freddo distacco nel descrivere le situazioni ma anche, se vogliamo, proprio per il rapporto con la natura. “Germinal” sta a indicare un “germogliare”, una “primavera”, quella del popolo operaio. Difatti gli operai sono visti come germogli così che la fioritura è rappresentata dalla imminente, secondo Zola, rivolta operaia.

Adesso, in pieno cielo, il sole d’aprile raggiava in tutta la sua gloria, riscaldando la terra partoriente. […] La campagna, in quella mattina di giovinezza, di fervidi raggi del sole, appunto di quel rumore era gravida. Uomini spuntavano, uomini, tutto un nero esercito vendicatore, là, lentamente, nei solchi, crescendo per la mietitura del secolo a venire, la cui generazione, fra poco, avrebbe fatto esplodere la terra.

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One Response to Emile Zola – Germinal

  1. groupage says:

    Ho semplicemente aggiunto il tuo feed all’RSS Reader… continuo a seguirvi, Grazie!

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