Angelo Pagliaro – Paolani, emigranti e ribelli

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Dalla prefazione

Questo libro è dedicato a tutti coloro
che continuano a cantare e a giocare.

Il lavoro di Angelo Pagliaro sta all‟interno di una faticosa e pregevole ricerca sul passato recente del nostro paese da cui partirono, sia per ragioni economiche che per ragioni politiche spesso intrecciate, migliaia di persone alla ricerca di una terra che fornisse loro ospitalità e lavoro. Le fratture storiche di questo tipo non colpiscono solo le persone interessate direttamente, ma investono tutto il tessuto sociale e si collocano storicamente come grande frattura nell‟identità di un paese. Specialmente, quando gli esodi sono di massa, come è accaduto in Calabria, la memoria storica risente di un doloroso taglio che spezza il filo delle trasformazioni possibili e potenziali, per sostituirlo con un magma di falsa modernizzazione, il terziario, che non ha più memoria in un tessuto produttivo.
La nostra storia è poco ricca di segni storici e di amore per il proprio paese, proprio per questo:
le nostre epopee sono esodi in massa e vedono le nostre risorse investite altrove. E‟ d‟obbligo una riflessione sul perché questo sia accaduto. Occorre ricordare che gli italiani fuori d‟Italia sono ben 26.000.000, cioè un altro paese e che la maggior parte è emigrata dal sud.
Intanto il processo di industrializzazione di fine secolo XIX è partito con l‟applicazione della tariffa doganale dell‟87 che, proteggendo dalla concorrenza le nascenti industrie del nord, ha distrutto l‟economia agricola del sud, con cui, durante i governi della destra storica, si pagavano le materie prime, soprattutto il ferro proveniente dalla Francia, con cui si era fatta l‟intera rete ferroviaria del nord. I proprietari terrieri del sud vengono ricompensati con la rendita parassitaria e non hanno più bisogno di mano d‟opera perché ricevono dallo stato la rendita sul numero di alberi d‟ulivo, mentre la viticoltura in Puglia, si riduce a quasi nulla.
Una scelta economica, dunque, che ovviamente ha il suo risvolto politico, di alleanza tra proprietari terrieri e industriali giovani e rampanti delle industrie meccaniche e siderurgiche nascenti. Le proteste di massa e le prime violente reazioni vengono stroncate con forza repressiva alla fine del secolo che vede i fasci siciliani, impegnati nelle lotte per le solfatare e vede gli stessi operai del nord scendere in piazza a Milano in una manifestazione alla fine della quale ci saranno cinque morti, perché interviene l‟esercito e il generale Bava Beccarsi fa sparare sulla folla. In effetti, riceve dal re la medaglia e già c‟è qualcuno che parla di leggi speciali e di sospensione dello statuto. E‟ il tentativo di colpo di stato del Pelloux.
Il secolo si chiude con l‟assassinio del re e si teme davvero per la fragilità di un paese la cui unità è messa in crisi dalle scelte politiche dei suoi stessi governanti.
Questo solo per ricordare che niente ci è stato regalato e molto ci è stato tolto.
Meritoria l‟opera di chi scava negli archivi e ci restituisce almeno la memoria di quante lacrime e quanto sudore ci è costato il pane.
“Ci han promesso la dimane: la diman si aspetta ancor” .
Piera Bruno

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