Sicilia Libertaria “versus” Green, Not Greed

Apprendiamo tutti e quattro admin del sito GnG che Sicilia Libertaria, giornale della Federazione Anarco-Sicula, c’ha dedicato un articolo nel suo numero di Maggio. In questo articolo, l’individualità che si firma Squant, ha scritto quanto segue:
“ma in queste ultime settimane si sta facendo avanti http://greennotgreed.noblogs.org/, letteralmente “verde, non avido”. Il colore si riferisce alla mancanza di liquidità che cronicamente affligge i compagni ed il movimento. Nell’elencare i loro propositi, i compagni polemizzano con i prezzi esosi dell’editoria, anche anarchica, indicando come soluzione il libero accesso a libri, scritti e dossier. La qualità dei materiali è veramente buona, gli argomenti sono molto vari ed il ritmo di inserimento è frenetico. Alla data di questa nota, in meno di due mesi, sono già presenti oltre sessanta titoli. Un ottimo lavoro davvero. Ma non è da anarchici abbondare in lodi e lesinare critiche: non mi è piaciuta la mancanza di un netto distinguo tra editori imprenditori ed editori del movimento, anche se a questi ultimi si riconosce un qualche merito. “Non diamo da mangiare ai porci editorialisti” è un’espressione che non si può condividere quando pretende di includere anche chi i libri li pubblica mettendoci l’amore, il tempo ed i soldi sudati con un altro lavoro. E poi, perché editorialisti? Editori non rendeva bene l’idea?”

Consapevoli che un lavoro di questo tipo è necessariamente soggetto a critiche siamo ben felici di accettarle e, però, di rispondere per evitare pericolosi fraintendimenti del nostro lavoro.
Egli afferma che:
1) non faremo un distinguo tra editori imprenditori ed editori del movimento anarchico,
2) mettiamo nello stesso calderone chi pubblica i libri con “amor y corazón”,
3) Editorialisti e non editori.

Rispondiamo passo per passo.
-Il distinguo tra l’editoria anarchica e quella imprenditoriale si fa eccome. Se infatti per i grandi gruppi editoriali poco importa la diffusione di una cultura, con un base storico-ideologica consistente, si può capire il prezzo in base alla logica di mercato e quindi di accumulazione di capitale. Altrettanto non si può fare per l’editoria anarchica. La nostra, oltretutto, diventa una critica serrata all’editoria anarchica non in grado di saper sfruttare le ricche risorse messe a disposizione dal web. Si possono capire i limiti imposti dalla grande distribuzione (e quindi la volontà di inserirsi nel mercato) ma non si possono capire molti prezzi. Come dire, è davvero tutta colpa della distribuzione e delle spese limitrofe se un libro che, in lingua originale, costa 15 euro fermenta a 36 tradotto in italiano ?(il riferimento è ad un libro di Abel Paz)

-Noi NON mettiamo nello stesso calderone gli scrittori che pubblicano a loro spese i loro libri –come, ad esempio con Angelo Pagliaro, ché gentilmente ci ha passato quattro suoi libri, o con Fabio Cuzzola, che ha avuto scazzi perfino col suo caro editore (Città del Sole) per via di averci passato il suo libro “Cinque anarchici del sud” e averlo messo a disposizione su Internet– con le case editrici anarchiche italiane (come Eleuthera, BFS, Anarchismo, La Fiaccola, Sicilia punto L): se il compagno Squant ha letto bene il manifesto, si accorgerà della grandissima scorrettezza che ha scritto.
Noi rispettiamo gli scrittori e chi pubblica i propri libri perdendo soldi solo per far conoscere un pezzo di storia dimenticata (vedi i citati Cuzzola e Pagliaro). Se poi questi scrittori li mettono gratuitamente su internet, è ancora meglio.
E meglio ancora sarebbe se dei compagni cominciassero a scannerizzare libri od opuscoli e metterli su internet (come fa un compagno ligure mettendo a disposizione i libri anarchici su Liber Liberi o altri compagni che li mettono su siti come progetto rizoma o su autoprol o su ecn o su noblogs);

-Perchè editorialisti e non editori? La scelta è stata dettata da una forma di ironia e sfottò verso gli Editori rinominandoli come Editorialisti: sapendo che quest’ultimi lavorano nel campo dei giornali-quotidiani dando opinioni delle notizie del giorno, ma soprattutto, sapendo che quest’ultimi vivono su quel che pubblicano, quale metodo migliore se non chiamare in maniera sfottò gli Editori come Editorialisti? 🙂

Una critica che ci si poteva montare era sul fatto di aver fatto dello specismo –porci editorialisti– e in questo caso ci scusiamo con i vari compagni antispecisti, in quanto non era nostra intenzione di fare dello specismo gratuito ma era stato fatto, lo slogan, in maniera irruenta.

Inoltre, la nostra critica, vuole mettere le radici in profondità e quindi alla base stessa della diffusione culturale di mercato: il copyright. Ci sono tantissimi libri che prendono la muffa nelle librerie, magari non ripubblicati dopo dieci o vent’anni: dov’è il vantaggio di non pubblicarli online?  Facendo questo condividiamo lo sguardo intelligente di diverse case editrici che, non anarchiche, oltre alla pubblicazione di carta stampata mette a disposizione decine di libri in open access e il riferimento è, ad esempio, a Polimetrica o alla casa editrice dell’università di Firenze e a tanti altri.

E parlando di critiche, vorrei ricordare ai vari compagni della Federazione Anarco-Sicula ché potrebbero mettere online tutto il loro archivio -che per la maggior parte è stato digitalizzato, come mi è stato detto da Natale Musarra un paio di mesetti fa, quando ancora ero in Sicilia- e che viene reputato come uno dei più grandi presenti in tutta Italia. Lo scopo è diffondere cultura anarchica e simile? Bene, quali sono i mezzi che ci consentono di farlo? Il mercato con i suoi grossi limiti, e la rete, con altrettanti, ma diversi limiti. Oggi che la carta stampata è in crisi nera e che la rete apre milioni di possibilità, perchè fossilizzarsi? Aggiungendo a ciò un netto limite nella diffusione di materiale anarchico a chi non ha la possibilità di spendere soldi, faticando ad arrivare alla prima settimana del mese, e che nemmeno nel suo sistema bibliotecario provinciale ne trova.
Se il problema è il sito, esistono diverse piattaforme di blog (anche se è meglio quella di noblogs); idem per caricare online i libri o gli opuscoli o i giornali degli anni ’70 in vari siti di uploading (mediafire, anonfiles o i vari clienti torrent o su emule). E visto che tu, Squant, ti occupi di mettere dei siti internet nella tua rubrica di SL, perchè non cominciate te e tutti i compagni lì presenti a Ragusa o nella FAS a mettere online i libri che avete scannerizzato e digitalizzato?

Ovviamente questa critica non è riferita solo alle case editrici che gestisce la FAS (La Fiaccola e Sicilia punto L), ma è anche diretto alla Biblioteca Franco Serantini, Anarchismo (le quali non navigano in buone acque e ciononostante si ostinano nel non voler far circolare varia roba anarchica online), oltre che Eleuthera, Zero in Condotta, Edizioni La Baronata e via dicendo.

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One Response to Sicilia Libertaria “versus” Green, Not Greed

  1. indygesta says:

    che la diffusione web possa influenzare i numeri della stampa lo trovo un errore dovuto alla confusione tra due strumenti completamente diversi, ben sapendo che chi legge libri non li legge sul pc e viceversa. li trovo quindi complementari oltre al valore che una maggiore diffusione e recupero come dici per i titoli rari, possa avere per la circolazione delle idee.
    vorrebbe qualcuno mai andare contro chi presta libri allora? (tipo centri documentazione, biblioteche diffuse ecc.)

    ricordo ancora le parole degli editori alla scorsa edizione dell’editoria a firenze dove era evidente che il calo di attenzione e distribuzione viene dalla crisi culturale (quella si ch’è diffusa!) che oltre gli “addormentati” colpisce anche molti “compagni” (per una fumata i soldi stranamente non mancano mai ma per sostenere certe realtà, ciccia)

    che dire, come diffusione audio anche noi si lamenta chi non ci permette di registrare (presentazione pubbliche di libri eh, mica riunioni segrete) con le motivazioni più cretine mai sentite (privacy, non ci conosciamo, dovevate avvertire prima, dovevamo parlarne in consiglio e sti cazzi a mazzi) mentre tutti fanno foto con i cellulari da mettere su facebook

    è un problema culturale, diamoci sotto! 😉

    insomma un pò banale scriversi se ci si sente appena pestati ma almeno hai avuto un po’ di pubblicita’

    buon lavoro!

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