Maria Luisa Berneri – Viaggio attraverso Utopia

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PRESENTAZIONE
In Viaggio attraverso Utopia, Maria Luisa Berneri s’è proposta di fornire una descrizione ed una valutazione critica dei più importanti (e il lettore imparerà presto che ella non intendeva necessariamente i più famosi) scritti utopistici fin da quando Platone per primo diede, nella sua Repubblica, forma letteraria ai sogni di una Epoca Aurea e di società ideali che hanno certamente ossessionato l’uomo sin dall’inizio del consapevole dibattito sui problemi sociali.

Qualche parola di rammento è, io credo, necessaria per spiegare la forma assunta dal libro. All’inizio del 1948, quando le fu sottoposto il progetto di pubblicare una antologia di brani tratti da famose Utopie, accon- sentì a realizzare la scelta, ma sostenne che il piano originariamente proposto era inadeguato, giacché le Utopie più note erano in effetti facilmente fruibili, in una forma o nell’altra, da coloro che erano realmente stimolati a leggerle e che ciò che occorreva non era una semplice antologia, ma un’opera che unisse informazione e commento, che proponesse lunghe esemplificazioni, ma allo stesso tempo le discutesse e le collegasse insieme in modo tale che lo sviluppo del pensiero utopico, e la sua collocazione nella storia delle condizioni e degli ideali sociali, emergesse chiaramente. La sua proposta venne accolta con poche modifiche ed ella si pose al lavoro con la sua caratteristica accuratezza per rintracciare le Utopie ignorate e quelle note. Una semplice, rapida occhiata a questo libro e alla sua bibliografia dimostreranno quanto vi riuscì; e si noterà che alcune delle Utopie che ha ripescato dall’oblìo, come quella di Gabriel de Foigny, sono interessanti letterariamente ed importanti come riflessione sugli orientamenti sociali di quelle epoche. In alcuni casi non esisteva alcuna versione inglese e Maria Luisa Berneri dovette tradurre lei stessa dal francese o dall’italiano; è il caso dell’Appendice al Viaggio di Bougainville di Diderot e del Viaggio a Icaria di Cabet, mentre per la Città del Sole di Campanella predispose una nuova traduzione basata su una versione italiana dell’originale di qualche anno precedente alla versione latina utilizzata dal traduttore inglese. Per quel che son stato capace di vedere in riferimento alle opere generali sulle Utopie esistenti fino ad oggi, nessuna di esse è ampia come il presente volume né è riuscita a presentare questo argomento in modo tanto fresco e stimolante.

Nella sua disamina delle Utopie, Maria Luisa Berneri ha posto l’accento sul carattere intollerante ed autoritario 15della maggior parte di queste visioni e le eccezioni, come quelle di Morris, Diderot e Foigny, sono una minoranza ben esigua. Ed ha anche puntualizzato il fatto che, seppure i marxisti si sian sempre vantati di esser «scientifici» in contrapposizione ai socialisti utopistici, le loro effettive sperimentazioni sociali nella pratica han teso ad assumere la struttura generalmente rigida e persino molti dei caratteri istituzionali individuali delle Utopie classiche. Per fortuna, gli insegnamenti di questo sviluppo non sono andati perduti per gli uomini di oggi, siano essi intellettuali o lavoratori. Sogni di un futuro ideale, in cui ogni azione, come nei modelli di Cabet o di Bellamy, viene attentamente regolata e adeguata entro uno Stato modello, non son più popolari ed è impossibile pensare che un simile libro oggi possa ottenere la fama che accolse Guardando Indietro di Bellamy alla fine del XIX sec. È significativo che non solo quegli scrittori che son coscienti dei mali dell’attuale società scrivano anti-Utopie per mettere in guardia la gente dai pericoli di procedere ancora nella direzione di una vita irreggimentata, ma che proprio questi libri abbiano lo stesso genere di popolarità che le fiduciose visioni di un paradiso socialista ebbero prima del 1914.

Dacché Viaggio attraverso Utopia è stato scritto, due importanti libri di questo genere sono stati pubblicati e Maria Luisa Berneri sicuramente li avrebbe citati se fosse stata viva. Uno è La Scimmia e l’Essenza, una visione davvero macabra di un futuro, dopo la guerra atomica, in cui la popolazione della California s’è trasformata in adoratrice di Satana e costituisce una società basata sul culto dell’odio e del male. È un’opera della più stretta tradizione utopistica ed accentua il suo insegnamento per l’attualità con ben maggior ferocia di quanto non fece lo stesso autore nel suo precedente libro anti-utopistico, Il Mondo Nuovo. La seconda di queste nuove anti-Utopie è 1984 del defunto George Orwell, una visione ancor più possente di un mondo distrutto dall’autorità, una specie di estensione, fino ad una logica conclusione, della Repubblica di Platone e di tutte le altre Utopie ostili all’individualità umana. In Orwell, ogni individualità alla fine viene soffocata e persino il pensiero viene controllato in un modo inimmaginabile da parte dei primi utopisti. Si può immaginare con quale piacere uno degli utopisti autoritari del passato avrebbe approfittato di una tecnica per creare uniformità di pensiero, poiché in quel tempo tutte queste cose erano abbastanza distanti per essere argomento di attualità. Oggi gli incubi ci circondano, le Utopie del passato prendon forma attorno a noi e noi comprendiamo finalmente che l’affascinante aspetto di questi modelli deve necessariamente diventare una raccapricciante prigione se non è basato saldamente e sicuramente sulle fondamenta della libertà individuale, come nel caso di quella brillante eccezione che fu Notizie da Nessun Luogo.

Il libro di Maria Luisa Berneri non ha solo un interesse accademico. È molto di più di una semplice compilazione e di una critica delle Utopie, perché in realtà fa emergere in modo sconcertante il rapporto stretto e fatale tra pensiero utopistico e realtà sociale e si colloca ac- canto ai più importanti libri che siano apparsi in questi ultimi anni, avvertendoci, da diversi punti di vista, della condanna che pende su coloro che son tanto pazzi da af- fidarsi ad un mondo ordinato ed irreggimentato.
George Woodcock

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