Né con l’Ucraina né con la Russia! Ampliamo il nostro fronte, quella della rivoluzione sociale

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Diserzioni di massa, proteste contro l’invio delle truppe al fronte, manifestazioni contro la guerra e contro il peggiorare delle condizioni di vita, scioperi di minatori difesi anche con le armi. Gli episodi raccontati nel testo che segue appartengono a un conflitto che non è certo nato qualche mese fa in Ucraina, ma accompagna praticamente da sempre la storia dell’umanità, intrecciandosi, o meglio, tentando di resistere e opporsi alle guerre che di volta in volta contrappongono gli Stati ma anche potenze dai tratti meno formali. La lotta di classe. Di questo conflitto, di questa resistenza proletaria alla guerra non vi è alcuna traccia nella mole di informazioni sulla vicenda ucraina che da mesi ci sommerge. E non è certo un caso. Per questo, nonostante non ne condividiamo completamente l’analisi di fondo, abbiamo deciso di tradurre e presentarvi questo testo, pubblicato sul blog di un gruppo di compagni cechi chiamato “Tridni Valka”, Guerra di Classe. Perché le uniche chiavi di lettura di quanto sta accadendo tra Kiev e Donetsk, proposte tanto dai giornali mainstream quanto da una certa sinistra militante, nascondono l’invito, più o meno esplicito, a prendere le parti di uno dei due contendenti, l’esercito governativo filo-occidentale o quello separatista filo-russo.
Dovremmo farlo in nome del diritto di uno Stato a non subire ingerenze esterne, oppure del diritto di un popolo all’autodeterminazione, ammantato per di più in questo caso da nostalgie tardosovietiche o presunte priorità antifasciste. Oppure, molto più modestamente, dovremmo farlo in nome di un male minore, la cui entità viene però troppo spesso valutata attraverso sfocate lenti ideologiche piuttosto che sulla base delle reali condizioni di vita di chi poi si trova a soffrire questo male.

Schiacciati dalle truppe governative e separatiste, e dai loro alleati, i proletari ucraini stanno cercando di resistere e difendersi come possono. Questa resistenza è lo schieramento, composito e contraddittorio, che dobbiamo sostenere. Darle voce è certamente importante e ci auguriamo quindi che altri testi, simili a questo, possano aiutarci a comprendere meglio quanto sta accadendo in Ucraina. Come poi sostenerla praticamente è un problema certamente non da poco che richiederebbe, e meriterebbe, uno sforzo di cui per ora non ci sembra ci sia alcuna traccia. Ma non è possibile farlo, lo ripetiamo, se non a partire dalla semplice scelta di campo “Nè con l’Ucraina né con la Russia”.

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